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INTRODUZIONE Tema conduttore di questa raccolta di ricette di piatti
tipici di Alessandria della Rocca è la tradizione, la genuinità e la
semplicità che rappresentano un vero e proprio patrimonio da proteggere e
conservare. In molti casi la preparazione di alcuni piatti tipici
della nostra Alessandria diviene momento di aggregazione, occasione per
festose celebrazioni. Gli
ingredienti utilizzati sono i più puri, come la farina, le verdure
selvatiche, gli aromi appena colti nell’orto o in qualche vaso in terrazzo
o al balcone, le uova ed i formaggi, l’ottimo olio di oliva che danno vita
a frittate di ogni tipo. Anche la nostra cucina marcia su due fronti: quello
cosiddetto “povero” costituito dal pasto frugale del contadino che è
occasione per fare sfoggio di tutta una serie di piatti dai gusti un pò
forti, decisi, ma sempre accattivanti e quello delle grandi famiglie
nobili e notabili del paese che scaturisce da abitudini più raffinate, ma
con l’utilizzo di ingredienti sani: verdure di ogni tipo, coltivate e
selvatiche, carni allevate nelle tipiche “masserie”, legumi, paste fatte
in casa, olio d’oliva, ricavato da frantoi locali. In questa raccolta ci rifacciamo ad antiche ricette
tramandate dalle nostre nonne, dalle nostre mamme o da nostre vecchie zie,
con l’amore e la semplicità di come loro le hanno apprese. Le abitudini alimentari degli alessandrini, negli
ultimi decenni, sono molto cambiate, ma immutati sono rimasti i molti
piatti tipici che arricchiscono le nostre tavole, specialmente nelle
festività religiose più importanti, le cosiddette “festi cumannati”, quali
Pasqua, San Giuseppe, l’Immacolata, la festa della Madonna. Un tempo, quando la maggior parte degli alessandrini
andava in campagna, l’alimentazione era molto più sobria e semplice. La mattina presto, in inverno, prima di andare a
lavorare in campagna, appena "smurcati di lu lettu", le donne di casa
facevano trovare un'abbondante colazione ai loro uomini, per poter
affrontare la dura e lunga giornata nei campi. "Lu manciari d'ammatinu" era costituito dal pane
accompagnato da verdure varie quali “carduna friuti" con olio e con il pan
grattato o altra verdura quali "gidi, burraini, cicoria, finocchi scasdati
o assassunatinni nni la padeddra". In campagna, verso mezzogiorno il pranzo era costituito
da un pezzo di pane e un mazzo di cipolla e la sera, a casa per cena una
bella minestra calda, oppure "chiappari di pumadoru, olivi virdi
scacciati, olivi nivuri nni la brascera, sardi salati"; altre volle
legumi quali favi rispicchiali, fravecchi, ciciri nivuri, lenticchie, favi
cucivuli, fatti scasdati o assassunati cu tecchia d'ogliu (misi ammoddru
la sira prima) e per frutta, li zorbi, un tempo abbondanti ad Alessandria,
per questo agli alessandrini venne dato il soprannome di zurbara. D'estate l’alimentazione era diversa perchè la maggior
parte delle persone abitava in campagna e si dormiva nei pagliai, o
direttamente all’aperto. In campagna le donne cucinavano "nni la tannura": la
colazione estiva era costituita da formaggi (chi aveva le capre o le
pecore “quagliava”, faceva, cioè, il formaggio o la ricotta), cucuzza,
tinnirurni ed insalate di lattughe e pomodori, per chi faceva l'orto. A mezzogiorno il pasto, costituito da minestra o pasta
a sugo, era più abbondante; qualche volta veniva preparato anche del
brodo. Spesso in campagna, nel periodo estivo si poteva
mangiare cacciagione, un tempo abbondante, mentre la domenica o "pi li
testi sullenni" (per le festività principali) potevano esserci a pranzo
conigli e lepri a sugo o infornati e qualche uccello, quale pernici o
tortore. In tali occasioni, le famiglie più abbienti uccidevano
il maiale o l'agnello mentre altre famiglie riuscivano appena a comprare "
'na ventri o 'na testa " e facevano il brodo. Si faceva la pasta in casa: sagneddra, tagliarina,
cavateddri, maccarruna e la si condiva con il sugo o semplice, di
pomodoro, oppure fatto "cu lu strattu", cioè con la salsa fatta asciugare
e restringere al sole "nni li fangotti e sarbata nni li burnii". In campagna qualche volta si faceva "lu pizzicotiu" o "lu
cuddruruni a vampa" con aglio, olio ed origano. In alcune case c'erano fichi secchi, noci, mennuli
muddrisi e carrubbe, e a volte un pò di salsiccia essiccata. Dolci non ce n'erano: solo a Natale alcuni facevano "li
cuddrureddri e li mastazzoli" riempiti di fichi macinati, e per S.
Giuseppe la pignolata e li sfinci.
E da bere solo e semplicemente vino, sempre. Questi gli alimenti delle passate generazioni, alcuni
di questi ancor oggi vengono preparati da quasi tutte le famiglie di
Alessandria, con cura ed amorevolezza, riuscendo così a tramandare una
tradizione genuina, molto varia e semplice. Il nostro sarà un viaggio dove, accanto alle principali
festività che Alessandria della Rocca celebra annualmente, troveremo i
piatti tipici che di volta in volta vengono preparati.
Dott. Nino Raineri
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