PRESENTAZIONE

"Si cunta e s'arraccunta" è una raccolta di "cunti" concepita per la comunità alessandrina, ma che, al di là di essa, si rivolge ad un più vasto ambito di lettori. Accostarsi a questi "cunti", conoscerli, se non nella loro integrità almeno nelle loro linee essenziali, resta la più sincera integrazione della conoscenza del carattere vero della tradizione orale dialettale; così come la lettura diretta delle frasi e diversi dei vari narratori è il veicolo più sicuro per mantenere intatti nel tempo oltre che i contenuti, soprattutto i termini stessi dialettali. L'autore di questa raccolta non ignora le difficoltà da superare specialmente nel cercare la massima fedeltà nella trascrizione linguistica, ma l'importanza del problema posto ha fatto sì che l'interesse primario, quello di tutelare e difendere il nostro dialetto, sia prevalso così che il lavoro pratico, intrapreso con estrema consapevolezza e serietà, è riuscito a fornire un buon terreno di verifica e una occasione di nuovo approfondimento. Quando parliamo dello studio delle tradizioni parliamo di oggetti che sono generi. Gli studi del folklore sono stati modellati sui generi del folklore. Quello che riguarda noi (il presente lavoro) è il folklore narrativo, e alcuni studiosi parlando di esso distinguono il mito, la leggenda, la fiaba. Distinzione fatta in base agli elementi comuni come il tempo, il luogo. Nei nostri "cunti" ritroviamo spesso la fiaba posta in un tempo qualunque, indeterminato, e le cui vicende dei vari personaggi: draghi, re, eroi, si svolgono in un mondo qualunque. Troviamo anche degli elementi attraverso i quali possiamo riconoscere la leggenda, concepita come qualcosa che appartiene a ieri lontano. Altro elemento da considerare, per poter comprendere meglio l'unità del racconto, è l'atteggiamento dei fruitori di chi racconta e di chi ascolta: nel caso del mito c'è qualcosa che possiamo considerare sacro, vero, importante, arcano; la leggenda e la fiaba sono fatti non sacri, profani, laici che non hanno a che fare con le credenze fondamentali del luogo. Spesso le leggende assumono grande importanza perchè parlano del passato della comunità attraverso i personaggi umani; i miti fondano i fatti fondamentali della natura e i personaggi non sono umani; infine con le fiabe abbiamo la ricerca e l'esaltazione di alcune caratteristiche umane come l'orgoglio, il coraggio, il sentimento, affidata a personaggi umani e non. Non sto a dilungarmi oltre su questo argomento perchè non vorrei allontanarmi da quello che è l'obiettivo principale di questo lavoro; con ciò colgo l'occasione per ringraziare l'amico Dott. Nino Raineri per avermi invitato a parteciparvi, ed esprimere la mia ammirazione per i contributi che egli ha dato e da alla rivitalizzazione delle ricerche linguistiche in questo nostro piccolo centro.? storiche....ecc.  Grazie a lui ho goduto dell'opportunità di discutere alcune questioni come l'indiscusso avanzare della lingua a spese del dialetto. Vero è che la lingua nazionale è venuta sempre più diffondendosi ma la persona che pure parlandola, continua tra amici o in famiglia a servirsi del dialetto quale mezzo più spontaneo di espressione, si muove più a suo agio tra le pieghe proprie del dialetto. Il dialetto, questo strumento dinamico di espressioni è ancora vivo, soprattutto il nostro, il siciliano. Spesso si parla di raccogliere molti dei suoi vocaboli prima che scompaiano, anche se come fa notare Alfonso Leone nel suo saggio "L'Italiano regionale in Sicilia" edito dal Mulino, "la morte dei vocaboli non coincide con la morte del dialetto. Si dirà che i vocaboli sono rimpiazzati da vocaboli in lingua" e fintanto che le strutture entro cui si collocano restano dialettali, il dialetto continua la sua vita, anche se un pò scolorito. Dobbiamo accogliere tutto il patrimonio culturale ed umano presente nel dialetto, oggi sia puri modelli stereotipi imposti dalla scuola per l'azione martellante dei mass-media, si sta impoverendo sempre più in quella che è l'espressività propria del dialetto. Per risolvere la complessa problematica, che scaturisce da questa condizione occorre sgomberare il campo da pregiudizi e da errori, di cui il più comune è quello di considerare il dialetto quale corruzione della lingua italiana. Il dialetto non è una "malerba da estirpare" rappresenta un patrimonio culturale ed espressivo che non va respinto ed annullato, ma al contrario, deve essere custodito e salvato, in quanto costituisce una componente essenziale della realtà sociale. Anche la scuola ufficiale ha ormai preso coscienza del problema, come si riscontra nel dettato dei programmi ministeriali: "La particolare condizione linguistica della società italiana con la presenza dei dialetti diversi e di altri idiomi e con gli effetti di vasti fenomeni migratori, richiede che la scuola non prescinda da tale realtà linguistica". La scuola operante, però, rimane ancora legata alla tradizione "puristica", offrendo come unico modello la lingua nazionale e classificando come errore qualsiasi espressione che non si uniformi a questo modello. Da alcuni anni si è compreso che non è compito delle minoranze tutelare se stesse, ma è compito delle maggioranze prendersene cura così si fanno più insistenti nel mondo della cultura le voci che auspicano una rivalutazione del dialetto nelle scuole, per cui si assiste ad una molteplicità di iniziative, volte al recupero linguistico e culturale del dialetto. Noi, con il nostro lavoro promosso da un desiderio di riscoperta delle nostre radici ci proponiamo proprio questo, la raccolta dei termini, di un lessico legato alle attività lavorative che costituisce un vero e proprio "recival" della cultura di tradizione orale e della cultura materiale. Queste nostre ricerche hanno anche la mira di rimarcare che anche il dialetto costituisce un potenziale espressivo e un patrimonio da tutelare così come ogni altro bene comune culturale. "Sarebbe auspicabile che la scuola curasse la trascrizione delle tradizioni popolari, che non hanno fissazione scritta, in quanto fondato sull'oralità e che molto spesso esprimono il sentimento collettivo di un popolo". Si pensi fra l'altro che vi sono vocaboli relativi ad arti e mestieri che sono sotto minaccia di scomparire in maniera definitiva, senza lasciare traccia alcuna. Di questi vocaboli spesso non si ha il corrispondente in italiano, in quanto rispecchiano situazioni locali e sono ricchi di significato storico e linguistico (es: carritteri). E questo è stato il criterio base di questa raccolta che presentiamo: dare un ritratto di questa nostra società, della sua storia, delle sue tradizioni, delle sue credenze, delle sue bellezze e miserie, attraverso i "cunti" la nostra memoria si fa nostalgica, magica, mitica e con essi ci proponiamo di destinare ciò che fu patrimonio di una tradizione familiare, ed una vasta diffusione dentro la scuola e fuori di essa con la speranza che incontri un apprezzamento positivo.

Dott.ssa Roberta Chiaramonte